Guardate “Joker”: meglio tardi che mai.

Posso ufficialmente ammettere che sono sempre l’ultima a vedere le pellicole cinematografiche più “in voga” del momento, forse perché non mi piace seguire la massa ed ho i miei tempi (bella come scusa, eh?).

Finalmente, però, ho avuto la possibilità di vedere il CAPOLAVORO di Todd Phillis, “Joker”, film che ha ottenuto ben 11 nomination agli ultimi Oscar e che ne ha vinti ben due (“Migliore Attore Protagonista” per il magistrale Joaquim Phoenix e “Migliore Colonna Sonora”, ad opera del compositore Hildur Guðnadóttir).

TRAMA

Come è ormai risaputo, “Joker” narra le vicende di Arthur Fleck, un comico mancato che cerca in tutti i modi di redimersi dalla figura di reietto sociale, pur avendo una serie di problematiche psico-fisiche che praticamente non glielo consentono. Cerca sempre di essere felice, ma la sua è una felicità irraggiungibile. La sua risata (causata da un disturbo che alcuni medici, al di fuori del film, hanno associato alla “sindrome pseudobulbare”) ed ilarità non fanno altro che incentivare quello che sembra un pianto di dolore incessante, frutto di un vissuto che lo calpesta da sempre. Oltre alla vita stessa, Arthur viene calpestato anche dalle persone, che non fanno altro che approfittarsi della sua bontà e dei suoi problemi mentali. Arriverà ad un punto in cui capirà che la sua vita non è altro che una messa in scena, uno spettacolo perfido nel quale, però, aveva iniziato a credere, come quando si era approcciato ai primi “istinti” amorosi verso la giovane vicina che, nella sua mente, ricambiava il sentimento ma che in realtà era una perfetta sconosciuta addirittura spaventata da alcuni comportamenti messi in atto da Arthur. 

CAST PRINCIPALE

  • Joaquin Phoenix (Arthur Fleck / Joker);
  • Robert De Niro (Murray Franklin, presentatore del talk show che comporterà il crollo psicologico effettivo di Arthur);
  • Zazie Beetz (Sophie Dumond, vicina di casa di Arthur);
  • Frances Conroy (Penny Fleck, madre di Arthur).

ANALISI DEL FILM

Non voglio dilungarmi troppo, anche perché è già stato scritto troppo e risulterei ripetitiva con le miriadi di recensioni dedicate a questo film ma ciò che salta subito agli occhi, guardando questo capolavoro, è come il regista descriva con estrema attenzione e peculiarità l’IO interiore di un uomo qualunque, che conduce una vita di stenti e che pare abbia stipulato un patto di ferro con la sofferenza e il dolore. Un dolore che parte da quando il protagonista era ancora un bambino e che segnerà  per sempre la sua becera esistenza, ripercuotendosi anche nell’età adulta. Phillips descrive il patimento del protagonista in modo crudo e sproporzionato, fino a portare lo spettatore a soffrire insieme al protagonista, creando un forte rapporto empatico (e qui, ovviamente, non può che essere chiamata in causa la bravura di Phoenix e la sua capacità di essere un vero “camaleonte”  nell’immedesimarsi in qualsiasi ruolo, anche in quelli più estremi come quello di Joker). 

Uno dei motivi per il quale ho tardato la visione di questo film è che mi aspettavo il classico scontro Batman vs Joker e che, di solito, evito peggio della peste perché non mi fa impazzire come tema. Chi si aspettava ciò, specialmente gli appassionati veri e propri, si sarà ricreduto, ma non sarà rimasto di certo deluso.

Joker è un film BELLO, ma che fa male al cuore e che ti catapulta in un mondo che, essendo ambientato a Gotham City, dovrebbe essere fittizio (o, almeno, io c’ho un pò sperato, perché per me è stato motivo di sofferenza vedere fin dove si spingeva il tormento patito dal protagonista, ma non è altro che lo specchio della realtà odierna, dove il più debole soccombe in silenzio al più forte, per poi scoppiare come una bomba ad orologeria. Perché una persona ferita dalla vita è impossibile da fermare, specie quando entra nel sadico gioco della vendetta e gli viene consentito di assaggiare una piccola fetta di goduria in ciò che fa.  

Come dire?  La vita è fortuna: fortuna nel nascere in un contesto  sociale e familiare sano, fortuna di essere in salute (mentalmente e fisicamente) fortuna di avere e provare amore, fortuna di essere accettato per quello che si è e non quello che dovresti essere. Insomma tutti aspetti che mancano ad Arthur. Quindi, la vita è sì fortuna, ma non per tutti. “That’s Life!”.

Pubblicato da famedicinema

Il regista Ingmar Bergman diceva che "Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima". Questo sarà l'obiettivo del mio blog: scuotere le vostre coscienze ed emozioni grazie a recensioni ed opinioni personali delle pellicole cinematografiche del passato, presente e futuro, mettendo in risalto i loro generi, personalità e caratteristiche principali.

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